Il Fatto Quotidiano

    Banche, il pm Greco: “Scaricabarile nei controlli e le sanzioni per i reati sono ridicole. Serve un codice penale bancario”


    Le sanzioni penali per “reati o condotte fraudolente” nell’erogazione del credito sono “ridicole“. Tanto che “le acrobazie giuridiche cui siamo stati soggetti negli ultimi anni sono state notevoli”. Ora “serve un codice penale bancario,...

    Le sanzioni penali per “reati o condotte fraudolente” nell’erogazione del credito sono “ridicole“. Tanto che “le acrobazie giuridiche cui siamo stati soggetti negli ultimi anni sono state notevoli”. Ora “serve un codice penale bancario, che oggi in Italia non esiste”. Parola del procuratore capo di Milano, Francesco Greco, audito in commissione di inchiesta sulle banche a Palazzo San Macuto. Nei controlli sulle banche c’è stato “c’è un problema di accavallamento con la Bce che porta a una sorta di scaricabarile“, ha chiosato Greco mentre va in scena la polemica sulla mozione del Pd contro il rinnovo del mandato del governatore di Bankitalia Ignazio Visco. “In Italia tra un po’ ci vorrà un Tom Tom tra le autorità di vigilanza”, il sistema non è “chiaro” e “ci sono lacune e sovrapposizioni che hanno determinato un sistema non del tutto efficiente“.

    Comunque, nelle crisi “nessuno è esente da responsabilità“: “C’è un peso della politica locale molto pesante che è poi all’origine di tanti problemi che abbiamo visto in questi anni”, ma “il credito è saltato a livello locale anche per aiuti ad alcune aziende del territorio oltre che per i prestiti elargiti perché quello è amico di tizio”. Greco si è soffermato anche sul tema dei crediti deteriorati, “che non sono mai stati veramente quantificati nei bilanci delle banche” e “la riforma del falso in bilancio è successiva ai fatti di cui stiamo parlando”.

    “Bisogna avere il coraggio di bilanciare la prudenza con la necessità di fare chiarezza”, ha avvertito poi il pm specializzato in reati economici e finanziari. “La mia esperienza mi insegna che quando c’è reato è bene avvisare immediatamente la procura della Repubblica perché altrimenti i danni successivi spesso e volentieri sono ancora più grossi”. “Il Parlamento ha fatto il suo – ad esempio sul market abuse – ma il Governo ha lasciato cadere la delega. A noi però quelle norme servivano, ad esempio per capire cosa dobbiamo fare noi e cosa la Consob“. Inoltre “bisogna fare in modo che le fondazioni bancarie non siano delle ‘free zone’, oggi non ci sono norme penali che si possano applicare”. Per esempio: “Se una fondazione bancaria paga un politico non è sottoposta alla norma sull’illecito finanziamento”.

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    Caso Moro, spunta un documento sul brigatista Casimirri: “Fu arrestato in Italia nel 1982. Ora estradizione”


    Dalla grande nebulosa del caso Moro, qui e là, viene sempre fuori qualcosa di inedito. La Commissione parlamentare d’inchiesta ha scoperto che Alessio Casimirri, la primula nera del brigatismo rosso, fu arrestato nel maggio del 1982 e nessuno lo aveva...

    Dalla grande nebulosa del caso Moro, qui e là, viene sempre fuori qualcosa di inedito. La Commissione parlamentare d’inchiesta ha scoperto che Alessio Casimirri, la primula nera del brigatismo rosso, fu arrestato nel maggio del 1982 e nessuno lo aveva mai saputo. Significa che rimase in Italia più a lungo di quanto non si supponesse fino ad ora, ed anche che le ricerche furono fatte proprio male, e poi anche che potè contare su una rete di complicità importante. Dalle recenti indagini è inoltre emerso che diversi documenti e un’agendina telefonica che gli vennero sequestrati il 3 aprile 1978, durante una perquisizione disposta nell’ambito delle indagini sul rapimento Moro, non sono mai stati oggetto di indagine.

    Giuseppe Fioroni, presidente dell’organismo parlamentare, lo ha reso noto oggi diffondendo una sua lettera al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, ai ministri Minniti, Orlando e Alfano, nella quale chiede al Governo lo stesso impegno profuso per mettere all’angolo Cesare Battisti, l’ex militante dei Pac riparato in Brasile, anche per ottenere risultati dalle autorità di Managua. Casimirri, infatti, vive in Nicaragua da molti anni e di quel Paese è cittadino a tutti gli effetti, motivo che rende l’iter burocratico assai complicato – l’Italia chiese invano per la prima volta la sua estradizione nel settembre del 1988. Fioroni scrive cautamente che le modalità con cui Casimirri  lasciò l’Italia non sono mai state chiarite: in realtà, si è scritto molto in questi anni e autorevoli osservatori hanno sostenuto che scappò con comodo grazie ad un regolare passaporto falso messogli a disposizione dai servizi segreti. Scappò in Francia con un compagno brigatista, Raimondo Etro, ma questi ne perse le tracce per una settimana. Poi lo rivide pronto alla partenza per l’oltreoceano, Etro rimase in Francia ed ebbe altra sorte. Figlio di un funzionario dello Stato Vaticano, Casimirri fu un dirigente di spiccò della colonna brigatista romana costituita attorno al 76-77 e che fu centrale dell’Operazione Frezza, il rapimento e il sequestro di Aldo Moro. Alessio  è componente del commando di Via Fani, dove viene preso il presidente della Democrazia cristiana, miracolosamente o misteriosamente illeso, e trucidati tutti gli agenti della sua scorta. Oltre all’ergastolo per il caso Moro, pendono sulla sua testa anche altre pesanti condanne per l’omicidio dei magistrati Palma e Tartaglione e degli agenti di Polizia Mea e Ollanu , colpiti durante l’assalto di Piazza Nicosia alla sede della D.C.

    Secondo Fioroni “Lo sforzo di ricerca della verità sulla vicenda Moro non può prescindere da un ulteriore tentativo di porre termine a una latitanza che è offensiva per le vittime e per la giustizia”. Ma c’è anche un altro piano di interesse: la fuga di Casimirri, e la tenuta della sua latitanza, infatti, sono sempre state oggetto di riflessione per gli straordinari contatti che le hanno consentite e che gettano una lunga ombra non solo sulla sua figura ma anche sul delitto Moro i cui misteri ruotano intorno alla esistenza e alla natura delle interferenze di soggetti e forze estranei al mondo brigatista o criminale. Come ilfattoquotidiano.it scrisse tre anni fa, nel 2006 Casimirri è uscito indenne da un tentativo di esfiltrazione organizzato già nei minimi dettagli ma sospeso da non si sa quale scala gerarchica e, in precedenza, nel ’98, fallì nel tentativo di ascoltarlo anche il magistrato milanese Meroni, che cercava riscontri ad alcune testimonianze che collegavano Valerio Morucci all’omicidio Calabresi. Insomma, è una latitanza che pesa più di altre, se è possibile una gerarchia: sono in tutto 34, secondo i dati del ministero della Giustizia, i ricercati all’estero per fatti di terrorismo nazionale. Paradosso della nostra strana storia: non c’è il nome del neofascista Delfo Zorzi perché nessun tribunale riuscì ad incastrarlo.

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    Canada, il Quebec vieta il velo integrale sui mezzi di trasporto e negli uffici pubblici


    Niente più velo integrale sui mezzi di trasporto e negli uffici pubblici. L’ha deciso la provincia canadese del Quebec, che ha approvato una legge per limitare l’uso da parte delle donne musulmane del niqab, che copre tutto il corpo tranne gli...

    Niente più velo integrale sui mezzi di trasporto e negli uffici pubblici. L’ha deciso la provincia canadese del Quebec, che ha approvato una legge per limitare l’uso da parte delle donne musulmane del niqab, che copre tutto il corpo tranne gli occhi, e del burqa, che prevede anche una retina a velare lo sguardo di chi lo indossa. Saranno vietati su autobus e treni e per tutti i lavoratori delle strutture pubbliche, compresi dottori, insegnanti e maestre d’asilo.

    Il ministro della Giustizia del Quebec, Stéphanie Vallée, l’ha definita “una legge per la convivenza”, spiegando che il provvedimento è necessario “per ragioni di sicurezza” e che “rimarca chiaramente la neutralità dello Stato”. Originariamente la legge era stata pensata per vietare che chi lavorasse o si recasse in un ufficio del dipartimento governativo e in una qualsiasi istituzione finanziata dalla provincia, come le università, potesse avere il capo coperto. La misura è poi stata ampliata ai comuni, alle scuole, alla sanità e ai trasporti pubblici e così è stata approvata. “I servizi pubblici devono essere dati e usufruiti col viso scoperto, per ragioni di sicurezza, identificazione e comunicazione”, aveva anticipato già l’anno scorso Vallée.

    C’erano già stati due tentativi da parte del Quebec di legiferare in materia, ma entrambi senza successo. Ci provarono inizialmente i Liberali al governo nel 2010 e poi, nel mandato successivo, il partito separatista (Parti Québécois) al potere, che aveva cercato di vietare l’esibizione di simboli religiosi da parte di insegnanti, dottori e altri lavoratori del settore pubblico.

    “È una soluzione inventata per un problema che non esiste“, ha detto al Guardian Ihsaan Gardee del Consiglio nazionale dei musulmani canadesi. “Non c’è nessun’orda di donne velate che lavorano nei servizi pubblici o che vi accedono con difficoltà”. Secondo altri – continua il giornale inglese citando un sondaggio del 2016 da cui emergeva che solo il 3% delle donne musulmane in Canada indossano il velo integrale – questa legge sarebbe un modo per ingraziarsi quella fetta di popolazione più scettica sul tema dell’integrazione e guadagnare voti in vista delle elezioni provinciali dell’anno prossimo.

     

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    Milano, si riaccende Lume. Occupato il Cinema Orchidea: “Arriverà anche Salvatores”


    Una finta festa di laurea per sfilare indisturbati nelle vie del centro fino al Nuovo Orchidea, cinema nel centro di Milano chiuso dal 2014, e occuparlo per “riaccendere Lume“, la sala concerti jazz allestita in una ex osteria occupata. Sgomberato a...

    Una finta festa di laurea per sfilare indisturbati nelle vie del centro fino al Nuovo Orchidea, cinema nel centro di Milano chiuso dal 2014, e occuparlo per “riaccendere Lume“, la sala concerti jazz allestita in una ex osteria occupata. Sgomberato a luglio tra le polemiche, il collettivo aveva annunciato una nuova occupazione, al termine del calendario estivo di eventi e concerti in piazza.

    “Vogliamo che il Comune riconosca Lume come progetto culturale” spiegano i giovani che hanno l’appoggio di artisti come Gabriele Salvatores, che al Nuovo Orchidea proietterà Nirvana.

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    Alluvione Livorno, è gara di solidarietà: in poco più di un mese raccolti 95mila euro. Un contributo anche da Amatrice


    Tanti i cuori che battono per la Livorno ferita dall’alluvione del 10 settembre. Grazie alla solidarietà di molti soggetti il Comune è infatti riuscito a raccogliere – con l’apertura di un conto corrente – oltre 95mila euro di donazioni. Come...

    Tanti i cuori che battono per la Livorno ferita dall’alluvione del 10 settembre. Grazie alla solidarietà di molti soggetti il Comune è infatti riuscito a raccogliere – con l’apertura di un conto corrente – oltre 95mila euro di donazioni. Come saranno impiegati? Il sindaco Filippo Nogarin invita a decidere “in fretta” e a dare “priorità assoluta” a quei cittadini e quei piccoli imprenditori “che hanno perso tutto e che non possono aspettare i tempi della burocrazia“, a chi rimarrà escluso “dai canali di finanziamento previsti dal governo e dalla Regione” e a chi riceverà “un contributo insufficiente per far fronte alle esigenze concrete”. L’intenzione è quello di arrivare alla prossima settimana con una posizione condivisa tra tutti i partiti. Anche altre associazioni hanno aperto un proprio fondo di solidarietà. “La prima cosa – ha dichiarato il sindaco – sarebbe quella di concentrare tutte le donazioni, comprese quelle raccolte dalle associazioni private e attraverso gli eventi culturali, in un unico fondo”.

    “Aiuti anche da fuori Livorno”
    Il Comune aveva aperto il conto corrente per la raccolta fondi due giorni dopo il disastro. All’appello del Comune hanno risposto cittadini, associazioni e imprese: “Anche da fuori Livorno” racconta la vicesindaco Stella Sorgente. Un contributo è arrivato anche da Amatrice. “Il conto continuerà a restare aperto: aumenta ogni giorno”. L’intenzione – spiega Sorgente – è raggiungere una sintesi condivisa tra le varie forze politiche: alla fine dovrà infatti essere il consiglio comunale a decidere.

    “Il primo pensiero a chi ha la casa inagibile”
    Come saranno utilizzati i fondi? “Il primo pensiero va a quelle 35 famiglie che non hanno potuto più rientrare a casa” dice la vicesindaco. La proposta del Comune è investire parte delle risorse a integrazione del Contributo per l’autonoma sistemazione, cioè il contributo mensile (da 300 a 600 euro a seconda della grandezza del nucleo familiare) in favore delle 35 famiglie con l’abitazione inagibile in parte o del tutto. “La copertura totale dell’affitto non sempre è garantita – dice Sorgente – Grazie al nostro aiuto riusciremo a farlo”. Ina Dhimgjini, assessore al Sociale, aggiunge che “l’integrazione può aiutare quelle persone che tramite il Contributo per l’autonoma sostituzione non riescono a coprire interamente l’affitto”.

    Auto, idrometri e altre integrazioni di contributi
    Allo studio anche la possibilità di aiutare chi ha subito gravi danni sia alla casa che alla propria piccola attività commerciale: “Bisogna però capire se sia possibile integrare con le altre misure previste” precisano dal Comune. Al centro dell’attenzione anche la questione auto: “A seguito dell’alluvione ne sono state distrutte circa 140. Stiamo valutando l’ipotesi di aiutare quelle persone che hanno perso l’unica auto con cui potevano recarsi a lavoro: la questione però è molto complessa”. Parte dei 95mila euro potrebbero però essere utilizzati anche a integrazione dei contributi sociali (8mila euro per nuclei familiari con Isee fino a 20mila euro o 5mila per quelli con Isee fino a 36mila, ndc) messi a disposizione dalla Regione con una legge dello scorso 29 settembre: “Potremo anche pensare a chi non riesce a beneficiare di tale contributo”. Un discorso simile è fatto in relazione ai contributi statali: “Potrebbero passare diversi mesi prima che arrivino: l’idea è quella di anticiparli”. In commissione Marco Bruciati della lista Buongiorno Livorno ha pensato agli idrometri, strumenti che segnalano il livello dei corsi d’acqua, un punto centrale anche nella fase di allarme della notte tra il 9 e il 10 ottobre: “Idea interessante, dobbiamo valutare quanto possa costare” risponde la vicesindaco.

    Imprese, associazioni e professionisti: 26 milioni di danni
    Il governatore Enrico Rossi, commissario delegato per l’emergenza, ha intanto reso noto che le richieste di danni avanzati da aziende, associazioni e professionisti ammonta a circa 26 milioni di euro tra Livorno e i Comuni vicini. I moduli sono stati presentati da 394 attività economiche, 12 titolari di partita Iva e 11 associazioni: “Lo scopo – dichiara Rossi – è riuscire a agganciare le richieste di indennizzo alla legge di Stabilità finanziaria che andrà in discussione in Parlamento tra pochi giorni. Il rendiconto verrà inviato a Roma, in quest’ottica, entro i primi giorni della prossima settimana”. Rossi ha ricordato l’impegno delle istituzioni: “La Regione ha messo a disposizione 28 milioni di euro, più altri 15 sono stati stanziati dallo Stato”. Rossi si è detto comunque “disposto a valutare, se occorre, ulteriori finanziamenti” perché “alla fine dell’anno di commissariamento, nel settembre 2018, dobbiamo aver posto le basi affinché nel territorio livornese sia ridotto il rischio idraulico“.

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    Elezioni Sicilia, Minniti: “Osce non monitora elezioni locali”. M5s: “Non è vero. In Albania e Ucraina lo ha fatto”


    Le elezioni regionali in Sicilia del prossimo 5 novembre non saranno monitorate dagli osservatori internazionali dell’Osce. Lo ha annuncia il ministro dell’Interno, Marco Minniti, rispondendo durante il Question Time ad un’interrogazione del...

    Le elezioni regionali in Sicilia del prossimo 5 novembre non saranno monitorate dagli osservatori internazionali dell’Osce. Lo ha annuncia il ministro dell’Interno, Marco Minniti, rispondendo durante il Question Time ad un’interrogazione del Movimento 5 Stelle. “L’Ufficio dell’Osce per le istituzioni democratiche e i diritti umani osserva le elezioni in tutti i 57 Stati partecipanti, per valutare in quale misura i processi elettorali rispettino le libertà fondamentali e siano improntati all’uguaglianza, all’universalità, a pluralismo politico, alla fiducia, alla trasparenza e alla responsabilità. Le missioni vengono solitamente predisposte in occasione dei maggiori appuntamenti elettorali parlamentari o presidenziali e non per le elezioni di livello locale”, ha detto il titolare del Viminale.

    A chiedere al governo di far arrivare gli ossservatori dell’Osce in Sicilia era stato nei giorni scorsi Luigi Di Maio. “C’è un serio problema di voto di opinione e libertà di voto”, aveva detto il vicepresidente della Camera durante una conferenza stampa con Giancarlo Cancelleri, candidato governatore dei pentastellati. “I prefetti delle province siciliane – ha detto però oggi Minniti – hanno già fornito assicurazione alla Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie, anche in relazione alle criticità dalla stessa rilevate, circa la piena collaborazione nel proseguo dell’attività di approfondito monitoraggio, volto ad evidenziare situazioni ostative riferibili ai candidati, nonché per lo svolgimento della campagna elettorale in vista del voto, ferma restando l’attività delle forze dell’ordine, a garanzia dell’ordinato svolgimento delle operazioni elettorali“. Tradotto: lo Stato farà tutto il possibile per garantire il normale svoltimento delle elezioni siciliane. Per quanto riguarda i cosiddetti “impresentabili”, se non hanno condanne che li escludono dalla corsa – come previsto dalla legge Severino – potranno tranquillamente entrare a Palazzo dei Normanni.

    I pentastellati, però, non ci stanno. E in ordine sparso replicano alle parole di Minniti.  “Non è vero che l’Osce non sia intervenuta per elezioni inferiori a quelle di scala nazionale. La sua posizione è smentita dai fatti e dai precedenti del 2015 in Albania e Ucraina”, dicono i gruppi parlamentari M5S alla Camera e al Senato.  “Lei – dice Alessandro Di Battista – ministro non può lavarsi le mani, deve tenere conto di quello che è successo finora in Sicilia. Deve tener conto che la Sicilia è stata governata dai Cuffaro, non può non tener conto che nelle liste di Musumeci ci sono degli impresentabili e che un sindaco è stato arrestato. Il ministro dell’Interno, Marco Minniti, ha praticamente scelto di chiudere gli occhi di fronte a quanto sta accadendo in Sicilia”. Di Maio, invece, lancia un appello su facebook. “È il momento di destarsi. Siciliani, il 5 novembre avete una grande occasione di riscatto. Mandiamo a casa i nostri aguzzini politici e iniziamo la rimonta di una regione che sta precipitando. Non lasciamo la Sicilia da sola con gli impresentabili: andate a votare in massa e scegliete il futuro”.

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    Bankitalia, Renzi: “Non c’è nessuno scontro Pd-Governo. Mozione cambiata in spirito di collaborazione”


    “Confesso che faccio un po’ fatica a seguire da qui le ragioni reali dello scontro. Ieri c’è stata una mozione che riguarda Bankitalia che il Pd ha votato e ha avuto la riformulazione del governo. Non c’è nessuno scontro tra il Pd è il...

    “Confesso che faccio un po’ fatica a seguire da qui le ragioni reali dello scontro. Ieri c’è stata una mozione che riguarda Bankitalia che il Pd ha votato e ha avuto la riformulazione del governo. Non c’è nessuno scontro tra il Pd è il governo perché il Pd ha cambiato una mozione in logica di collaborazione”. Lo dice Matteo Renzi su Bankitalia

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    Gli italiani (soprattutto del Sud) continuano a emigrare. Un’idea per farli restare

    Gli italiani (soprattutto del Sud) continuano a emigrare. Un’idea per farli restare


    Secondo il rapporto Italiani nel Mondo 2017, a cura della Fondazione Migrantes, aumenta drammaticamente il flusso degli italiani che decidono di andare via. Più della metà di quelli che vanno sono meridionali. Solo nel 2016, l’esodo ha coinvolto...

    Secondo il rapporto Italiani nel Mondo 2017, a cura della Fondazione Migrantes, aumenta drammaticamente il flusso degli italiani che decidono di andare via. Più della metà di quelli che vanno sono meridionali. Solo nel 2016, l’esodo ha coinvolto 124mila persone e per circa il 40% si è trattato di giovani di età compresa tra 18 e 35 anni. [Qui il testo]

    Questo scenario è il frutto di un contesto sfavorevole ma soprattutto delle scelte attuate finora. Se il Mezzogiorno, come scrive giustamente Nando Dalla Chiesa, presenta “un’asfissiante carenza di opportunità in ogni settore: economico, civile, politico, sociale”, è ben prevedibile che i giovani, soprattutto quelli più talentuosi, altro non possano fare se non andare via.

    I dati Eurostat dimostrano un’impressionante sovrapposizione di dati inerenti Pil pro capite rispetto alla media europea (Figura 1), tasso di disoccupazione (Figura 2) e investimenti in ricerca e sviluppo (Figura 3).

    Figura 1 – Reddito interno lordo pro capite riferito alla media del Pil dell’Europa a 28 paesi (Fonte: Eurostat – dati riferiti al 2015)

    Figura 2 – Tasso di disoccupazione per la popolazione di età compresa tra 15 e 74 anni (Fonte Eurostat – Dati riferiti al 2016) Figura 3 – Intensità degli investimenti in Ricerca & Sviluppo in proporzione percentuale al Reddito Interno Lordo. (Fonte Eurostat – Dati riferiti al 2014)

    In tutti i casi, come si vede, il Mezzogiorno presenta una particolare criticità e, in particolare, reddito e disoccupazione presentano un accentuato divario tra Sud e Centro-Nord. Nel caso degli investimenti in Ricerca e Sviluppo, inoltre, il nostro paese offre uno scenario di grave ritardo rispetto ai principali partner europei.

    In un articolo scritto insieme a Guglielmo Forges Davanzati, che sarà pubblicato sui prossimi due numeri della rivista Nuovi Orientamenti, diretta da Raffaele Macina, ipotizziamo un possibile intervento straordinario in cui risorse idonee vengano messe a disposizione per la creazione di pmi innovative con il tutoraggio di università ed enti di ricerca che mettano a disposizione know-how e titolarità di brevetti già disponibili su attività compatibili con istanze e competenze già presenti sul territorio. Il tutto con una programmazione di ampio respiro a controllo ministeriale. Sarebbe un modo per impiegare strategicamente delle risorse in modo da aggredire più criticità con un unico intervento (università, disoccupazione, emigrazione di competenze, bassi investimenti in R&D).

    Tante sono le tecnologie già pronte per essere messe a sistema e tuttavia prive di uno scenario di sviluppo industriale. Molte di esse sono state sviluppate in laboratori e università ma attendono un favorevole scenario di sviluppo industriale. Innescare un dialogo concreto tra università e territorio partendo proprio da risorse e competenze già presenti ma non opportunamente valorizzate potrebbe essere un modo per offrire al Mezzogiorno, contemporaneamente, più vantaggi:

    – Si tratterebbe di risorse per favore la creazione di pmi innovative sul territorio con una progettazione di ampio respiro, estranee al piccolo cabotaggio politico della programmazione regionale;
    – Si potrebbe innescare la proliferazione di imprese innovative che impieghino laureati e personale specializzato dotato di competenze già formate e presenti sul territorio o desiderosi di rientrarvi;
    – Creare filiere delle tecnologie smart o delle rinnovabili, completamente chiuse nel territorio, impiegando titolarità di proprietà intellettuali già presenti, a titolo di esempio;
    – Le pmi, più della grande industria, sono compatibili con il substrato produttivo del Mezzogiorno e meno risentono del divario infrastrutturale e di altre criticità.
    – Si potrebbe evitare in questo modo di condannare il sud a un destino di attività a bassa intensità tecnologica;
    – Si potrebbe efficacemente favorire il dialogo tra mondo produttivo e università sotto il segno dell’innovazione e della valorizzazione delle competenze, già in molti casi attivo ma non in modo capillare e continuativo;
    – Incrementare le risorse da destinare al settore Ricerca e Sviluppo che, in tutto il mondo, traina lo sviluppo dei paesi.

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    Valerio Guerrieri, 22enne suicida in carcere: Antigone si rivolge all’Onu dopo richiesta di rinvio a giudizio per 2 agenti


    Valerio Guerrieri, 22 anni, si è tolto la vita lo scorso 24 febbraio nella cella in cui era detenuto nel carcere romano di Regina Coeli. Per la sua morte il 3 ottobre è stato chiesto il rinvio a giudizio per omicidio colposo dei due agenti di polizia...

    Valerio Guerrieri, 22 anni, si è tolto la vita lo scorso 24 febbraio nella cella in cui era detenuto nel carcere romano di Regina Coeli. Per la sua morte il 3 ottobre è stato chiesto il rinvio a giudizio per omicidio colposo dei due agenti di polizia Penitenziaria che in quel momento erano in servizio in quella sezione del carcere e che non sono arrivati alla cella del ragazzo in tempo per evitare che si impiccasse: hanno tardato di sette minuti il controllo programmato per chi è a rischio. L’associazione Antigone, attiva nell’ambito dei diritti e delle garanzie nel sistema penale, farà arrivare il caso sul tavolo del Comitato Onu contro la tortura. Per chiarire, innanzitutto, se Valerio in carcere ci dovesse davvero stare.

    Antigone ha seguito il caso fin da subito, dietro richiesta della madre del suicida. È il presidente dell’associazione, Patrizio Gonnella, a intervenire per spostare il focus della questione. “Non vogliamo che si vada alla ricerca di capri espiatori e che tutto si risolva in una questione di mancata sorveglianza – spiega Gonnella – Questa prima parte delle indagini non tiene conto dell’elemento probabilmente principale, ovvero se Valerio Guerrieri si dovesse trovare in carcere o meno. Da quanto evidenziano le memorie della difesa, sembrerebbe infatti di trovarsi dinanzi ad un caso di detenzione che non avrebbe dovuto esserci“.

    Il 22enne era stato arrestato in flagranza lo scorso 2 settembre 2016 per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale e danneggiamento aggravato. Viene portato al Regina Coeli perché l’abitazione dei genitori viene giudicata non idonea per gli arresti domiciliari. “Tuttavia il giudice – continuano dall’associazione – quasi due mesi dopo, il 25 ottobre 2016, ha modificato questa misura, disponendo la detenzione domiciliare presso la casa dei genitori. Un’ordinanza che non viene mai eseguita. Il ragazzo resta quindi in carcere senza titolo“.

    Ma non è l’unica disposizione per togliere Valerio dal carcere che non viene attuata. “La seconda misura cautelare in carcere – prosegue Antigone – viene applicata con un’ordinanza del 21 dicembre 2016. Misura definitivamente revocata il 14 febbraio del 2017, data in cui si conclude il procedimento scaturito dall’arresto. Anche in questo caso, però, non viene data esecuzione al provvedimento di revoca”. E il ragazzo, per la seconda volta, resta al Regina Coeli. Nel frattempo gli viene applicata una misura di sicurezza che prevede il ricovero presso una Rems (le strutture in cui vengono “internati” i non imputabili) in esecuzione di un’altra sentenza del 9 marzo 2015, perché assolto dalle accuse mossegli a quel tempo per incapacità di intendere e di volere. Guerrieri, infatti, aveva già avuto a che fare con la giustizia in precedenza, anche da minore. Ma dal Tribunale per i minorenni era sempre stato ritenuto non imputabile per vizio di mente.

    Il 14 febbraio 2017, dunque, il giudice condanna Valerio alla pena di quattro mesi di reclusione ma, come misura di sicurezza, dispone di mandarlo “in una casa di cura in regime residenziale per sei mesi”, con “revoca della misura cautelare della custodia cautelare in carcere”, come ricostruisce Antigone. L’associazione spiega che la decisione era motivata proprio dal fatto che a Valerio era stato riconosciuto “un vizio parziale di mente”: il perito del Tribunale, presente all’udienza del 14 febbraio, aveva detto che era presente “un rischio suicidario non basso, quindi non trascurabile” e che questo era “un elemento che va ovviamente soppesato dal punto di vista trattamentale”. Ma anche questa volta il giovane rimane in cella.

    “Il 24 febbraio 2017, giorno in cui si è tolto la vita impiccandosi, Valerio non avrebbe dovuto trovarsi detenuto presso il carcere di Regina Coeli – conclude Patrizio Gonnella – Per questo la difesa ha chiesto alla Procura della Repubblica di Roma di indagare individuando possibili profili di responsabilità in merito alla illegittima detenzione“. Ma l’associazione vorrebbe andare oltre. “Vorremmo che la giustizia si interrogasse intorno a come è stato affrontato dai servizi territoriali e da tutti gli attori del sistema un caso come quello di Valerio Guerrieri. Come mai era in carcere? Come mai per un fatto lieve si può finire nel girone infernale della prigione? È questo un caso di abbandono terapeutico?”. Qualche chiarimento potrebbe arrivare dal ricorso alle Nazioni Unite.

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    Fratoianni (Si) vs Meli (Corriere): “Faremo lista unica a sinistra, così Pd perderà seggi”. “W Berlusconi per sempre”


    Polemica concitata a L’Aria che tira (La7) tra il segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, e la giornalista del Corriere della Sera, Maria Teresa Meli. Quest’ultima, che ha partecipato alla prima tappa del treno Pd di Renzi, spiega le...

    Polemica concitata a L’Aria che tira (La7) tra il segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, e la giornalista del Corriere della Sera, Maria Teresa Meli. Quest’ultima, che ha partecipato alla prima tappa del treno Pd di Renzi, spiega le dichiarazioni recenti del segretario Pd circa le alleanze in vista delle elezioni politiche: “Ricucire con la sinistra? Certo che Renzi vuole farlo, ma non certo per un amore improvviso per Bersani e D’Alema. Con il Rosatellum bis c’è un problema nei collegi. Quindi, Mdp, che è quotata al 3%, sui collegi non avrebbe nulla e prenderebbe forse 11 deputati sul proporzionale, a dire tanto. Il Pd perderebbe dei collegi uninominali. Pertanto, alla divisione della sinistra, il centrosinistra potrebbe perdere clamorosamente. Renzi, facendo i conti della serva, dice: ‘Che vogliamo fare? Vogliamo far vincere il centrodestra?'”. E aggiunge, indicando Fratoianni: “La risposta sarà loro. Sì o no. E’ banale”. “Queste sono le comiche in tv” – commenta Fratoianni – “Questo è il racconto che da anni si predispone alla vigilia della campagna elettorale. Siamo sempre lì, al voto utile. Ti dicono: ‘Se non volete far vincere la destra, dovete essere responsabili'”. Il deputato ricorda la recente vittoria del centrodestra e della estrema destra in Austria: “Perché hanno stravinto le forze di destra? Perché per 5 anni c’è stato un governo di grande coalizione, coi socialisti, che sono stati molto penalizzati, hanno rincorso continuamente le politiche della destra. Basti pensare ai muri che i socialisti promettevano ai confini con l’Italia, per impedire ai migranti di passare. Io non me lo sono dimenticato. Quindi, il problema non è che la destra avanza a causa della divisione della sinistra. La destra avanza quando la sinistra fa politiche di destra”. E puntualizza: “A Renzi dico con grande tranquillità che, se vuole discutere con me o qualcun altro…”. Ma viene interrotto da Meli: “Renzi non vuole discutere con lei, ma con Mdp. Le do questa notizia”. “E io le do quest’altra notizia, Meli” – ribatte Fratoianni – “Noi faremo una lista unica a sinistra, che prenderà molto più del 3% e che farà perdere moltissimi seggi al Pd, raggiungendo un importante risultato alla Camera e al Senato”. “Cioè il vostro obiettivo è far perdere il Pd? Ma si rende conto?” – chiede la giornalista – “Ma viva Berlusconi per sempre“. “Ma io non ho dubbi che dica ‘viva Berlusconi’. Si prepara l’accordo Renzi-Berlusconi“, replica Fratoianni, che si lamenta per le interruzioni di Meli

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    Giustizia, Gomez: “Svuota-carceri e altre norme fatte apposta per salvare dalla galera i colletti bianchi”


    “Il decreto svuota-carceri? In questo Paese, anziché costruire altre carceri e rieducare le persone per riabilitarle, si è deciso di non mandare chi dovrebbe andarci. Questo è stato fatto per i colletti bianchi, gli stessi che spesso fanno parte del...

    “Il decreto svuota-carceri? In questo Paese, anziché costruire altre carceri e rieducare le persone per riabilitarle, si è deciso di non mandare chi dovrebbe andarci. Questo è stato fatto per i colletti bianchi, gli stessi che spesso fanno parte del ceto politico o sono loro amici“. Sono le parole pronunciate a L’Aria che Tira (La7) dal direttore de ilfattoquotidiano.it e del FQ Millennium, Peter Gomez, che cita anche Cesare Previti: “Corrompeva i giudici, commettendo il reato non di sangue peggiore che si possa fare in questo Paese. E si è fatto tre giorni di galera. Le norme sono state create ad hoc con questo scopo: gran parte della classe politica vuole che la giustizia non funzioni, perché una giustizia che non funziona permette di salvare loro e i loro amici“. Gomez commenta le parole di Gigliola Bono, ospite in studio e madre di Monia Del Pero, una ragazza di 19 anni assassinata nel 1989 per mano dell’ex fidanzato, che fu condannato a 10 anni e 8 mesi per omicidio volontario, ma che in carcere ne ha trascorsi solo 5. “Concedendo il rito abbreviato a uno stupratore, lo Stato è complice del reato” – commenta la mamma di Monia – “A questo punto, bisognerebbe processare anche lo Stato“. Il direttore del Fatto online concorda e spiega: “In Italia le condanne sono totalmente virtuali. Quando vieni condannato fino a 4 anni, neanche ci passi per il carcere nel 90% dei casi. Con la riforma svuota-carceri, votata da tutti tranne che dalla Lega e dal M5S, hai 150 giorni di sconto all’anno: sostanzialmente per ogni anno hai uno sconto di mezzo anno e ti abbuonano circa sei mesi”

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    Foodora trascinata in tribunale da sei ex rider: “Noi, licenziati per avere protestato, rivogliamo il nostro lavoro”


    Per la prima volta in Italia un’azienda di “food deliverance” viene portata in tribunale dai suoi lavoratori. Sei ex rider, o meglio fattorini, di Foodora hanno fatto causa all’azienda tedesca che, dopo le proteste avvenute a Torino un anno fa,...

    Per la prima volta in Italia un’azienda di “food deliverance” viene portata in tribunale dai suoi lavoratori. Sei ex rider, o meglio fattorini, di Foodora hanno fatto causa all’azienda tedesca che, dopo le proteste avvenute a Torino un anno fa, ha deciso di “sloggarli” dalla applicazione con la quale ricevevano gli ordini delle consegne. Di fatto, sostengono loro, un licenziamento. Per questo stamattina di fronte al giudice Marco Buzano, presidente della sezione di lavoro del tribunale di Torino, si sono presentati cinque dei sei fattorini accompagnati dagli avvocati Giulia Druetta e Sergio Bonetto. Dall’altra parte, invece, c’era il responsabile legale dell’azienda, l’amministratore delegato Gianluca Cocco, insieme ai suoi difensori Ornella Girgenti e Giovanni Realmonte che, al termine dell’udienza, hanno preferito non rilasciare spiegazioni e dichiarazioni ai giornalisti.

    “Ci siamo rivolti al giudice per riottenere il lavoro che abbiamo perduto a ottobre un anno fa – spiega uno dei rider che vuole rimanere anonimo -. Vorremmo che ci fosse riconosciuta una retribuzione di base, perché questo è un lavoro subordinato”. In sostanza il contratto firmato con Foodora prevedeva che il loro fosse lavoro autonomo, come quello di un libero professionista. Nei fatti, affermano gli ex fattorini, era lavoro subordinato: “Noi ricevevamo degli ordini precisi da eseguire senza possibilità di scelta”. Per questo sostengono che l’essere stati sloggati dalla app, senza avere la possibilità di ottenere degli ordini per le consegne di cibo a domicilio, sia pari a un licenziamento. Un licenziamento che reputano ingiusto, perché arrivato dopo le proteste che hanno animato le strade di Torino un anno fa contro le condizioni di lavoro: all’inizio ricevevano una paga di 5,70 euro l’ora, poi il nuovo contratto ha introdotto il cottimo, col pagamento di 2,70 euro a consegna, un incentivo a correre di più e quindi a rischiare maggiormente, senza avere una copertura assicurativa per i danni a terzi. E poi gli strumenti imprescindibili del lavoro, smartphone e biciclette (e riparazioni), erano a carico dei rider. Dopo queste proteste, a febbraio l’azienda ha “sloggato” dall’applicazione quindici dei fattorini che avevano partecipato alle proteste.

    “È necessaria una regolamentazione di questo settore”, prosegue un altro rider poco dopo l’udienza. La loro non sarà una causa semplice. Si tratta di una nuova forma di lavoro, poco regolata e non ci sono casi simili. Inoltre, nel settore della giustizia civile, spetta ai rider e ai loro avvocati dimostrare il rapporto di subordinazione che per la Cassazione è quello in cui si riconosce il potere direttivo, gerarchico e disciplinare del datore del lavoro. “È una causa originale, ma anche concreta – spiega l’avvocato Bonetto -. I lavoratori si muovevano sulla base degli ordini che arrivavano per via elettronica, ordini che riguardavano il come, il dove, il quando, con che velocità pedalare… tutto indotto dai telefonini che dovevano mettere loro, così come le biciclette e le gambe per pedalare”. Il presidente Buzano, poi, dovrà decidere anche su altre accuse mosse contro Foodora, quella di violare le norme antinfortunistiche, le norme sulla privacy e quelle che vietano i controlli a distanza dei lavoratori.

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    Gli Elii si ritirano. E il gesto va apprezzato

    Gli Elii si ritirano. E il gesto va apprezzato


    Elio e le storie tese si ritirano. Lo hanno annunciato Elio, Cesareo e Faso ieri sera nella tripla intervista delle Iene. La notizia è senz’altro triste, perché stiamo parlando di uno dei gruppi più importanti e geniali della storia della...

    Elio e le storie tese si ritirano. Lo hanno annunciato Elio, Cesareo e Faso ieri sera nella tripla intervista delle Iene. La notizia è senz’altro triste, perché stiamo parlando di uno dei gruppi più importanti e geniali della storia della canzone italiana. Onestamente però la loro produzione la si poteva ammirare in prospettiva come una vera e propria parabola, da alcuni anni in fase discendente.

    Si prenda l’ultima partecipazione al Festival di Sanremo del 2016 con Vincere l’odio. Forse per la prima volta, nonostante volessero riproporre la propria abituale dissacrazione all’icona sanremese, perfettamente riuscita nelle loro passate partecipazioni (La terra dei cachi o La canzone mononota), venne fuori un brano farraginoso, che con diversi ritornelli e senza strofe mostrava un’anima informe che non entrava mai in rapporto dialettico col contesto: caratteristiche che sul palco dell’Ariston vogliono dire, semplicemente, mancanza di significato.

    C’è un libro di prossima uscita in cui Marco Di Pasquale analizza questa parabola, tratteggiando l’episodio dell’ultimo Sanremo come il residuo di un virtuosismo musicale senza più la forza creativa della composizione significante. Addirittura Di Pasquale arriva a descrivere la canzone del 2016 accostandola alle caricature che diversi anni prima gli Elii facevano a “Mai dire gol”: parodici e sicuramente divertenti, ma artisticamente trascurabili sotto l’aspetto creativo, di scrittura. Scrive Di Pasquale: “Gli album degli anni Novanta sono un’ascesa verso la perfezione di quelli dei primi Duemila; mentre i dischi venuti dopo il 2008 (dopo Studentessi, ndr) rappresentano il declino sotto vari aspetti”.

    Il fatto è che gli Elii sono stati artisti poderosi, che hanno imposto in maniera potente il proprio stile e portato praticamente nel mainstream il rock demenziale, con competenza di esecuzione e scrittura decisamente fuori dal normale. Come accade per chi lascia un segno tanto vistoso nella storia della canzone – com’è dunque successo per esempio con Guccini o Fossati –, c’è da rammaricarsi per la decisione del ritiro, ma anche da apprezzare l’onestà del gesto di lasciare le scene quando si pensa di non riuscire a mantenere certi livelli.

    “Ci vuole intelligenza di capire di essere fuori dal tempo. Youtuber, influencer, rapper. Queste sono le persone che oggi parlano ai giovani”. Queste le parole di Elio. Non so se l’arte fatta bene sia mai davvero fuori dal tempo. Se oggi fossero ancora in grado di scrivere Cicciput o Studentessi, non avrebbe senso ritirarsi, nonostante la loro comprovata intelligenza. A queste condizioni, invece, il ritiro genera uno dei sentimenti molto rari nel mondo della musica: quello della stima personale.

    Ora non resta che aspettare l’ultima festa, il 19 dicembre al Forum di Assago.

    E se fosse tutto uno scherzo?

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    Toyota Fine-Comfort Ride, a Tokyo il van ibrido a idrogeno da 1000 km con un pieno – FOTO

    Toyota Fine-Comfort Ride, a Tokyo il van ibrido a idrogeno da 1000 km con un pieno – FOTO


    Grazie a un powertrain che comprende anche fuell cell a idrogeno, la concept car Fine Comfort-Ride che Toyota presenterà la prossima settimana al salone dell’auto di Tokyo è in grado di percorrere mille chilometri con un solo pieno. Mentre...

    Grazie a un powertrain che comprende anche fuell cell a idrogeno, la concept car Fine Comfort-Ride che Toyota presenterà la prossima settimana al salone dell’auto di Tokyo è in grado di percorrere mille chilometri con un solo pieno. Mentre gli interni ricalcano decisamente il nome: spazio e ambiente accogliente ai massimi livelli per sei passeggeri che si accomodano su sedute girevoli in grado di assumere diverse posizioni a seconda di cosa si desidera fare dentro alla vettura. Che è lunga in totale 4,83 metri e ha un passo “monstre” di 3,45 metri. Una via di mezzo tra un van e un crossover insomma, con un design ricercato che come cifra stilistica si avvicina ai concetti espressi con la C-HR.

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    Gioia Tauro, fermata la banda della Punto bianca: “Aggredivano e picchiavano i migranti per odio razziale”


    La Punto bianca, ormai, la conoscevano tutti nella zona industriale tra San Ferdinando e Rosarno, in provincia di Reggio Calabria. Appena i migranti la vedevano, scappavano per paura di essere malmenati con bastoni, catene e coltelli. Almeno sei le...

    La Punto bianca, ormai, la conoscevano tutti nella zona industriale tra San Ferdinando e Rosarno, in provincia di Reggio Calabria. Appena i migranti la vedevano, scappavano per paura di essere malmenati con bastoni, catene e coltelli. Almeno sei le aggressioni concluse con persone finite in ospedale a causa delle ferite con prognosi che arrivavano anche ai 20 giorni. La dinamica era sempre la stessa. Così come i giovani che, sempre a bordo della Fiat Punto bianca, andavano “a caccia” degli extracomunitari intorno alla tendopoli di San Ferdinando, a ridosso del porto di Gioia Tauro.

    Secondo gli inquirenti erano aggressioni seriali motivate soltanto dall’odio razziale. Su disposizione del procuratore di Palmi, Ottavio Sferlazza e del pm Ignazio Vallario, è stato arrestato Roman Nasso, il venticinquenne di Rosarno accusato di percosse, lesioni personali aggravate e porto ingiustificato di armi, con l’aggravante di aver commesso il fatto per finalità di discriminazione ed odio razziale. Il gip ha disposto gli arresti domiciliari. Ma assieme a Nasso sono indagati altri tre minorenni, anche loro di Rosarno, la cui posizione, adesso, è al vaglio della Procura dei minori.

    Gli episodi si sono consumati tra la fine del 2015 e gli inizi del 2016, nel periodo dell’anno in cui la tendopoli ospita il maggior numero di migranti che arrivano in Calabria per la raccolta delle arance. Partendo dalle denunce degli extracomunitari, quasi tutti africani, i carabinieri hanno analizzato i filmati delle telecamere istallate nella zona industriale e nei pressi della tendopoli. Gli investigatori sono riusciti, così, a ricostruire la dinamica delle aggressioni e a fare luce su decine di gravi episodi di violenza per motivi esclusivamente razziali. Pestaggi talmente sistematici che, all’epoca, provocarono manifestazioni di protesta da parte delle vittime, culminate con la pacifica occupazione di un tratto stradale proprio vicino ai luoghi dove Roman Nasso e i tre minorenni erano soliti aggredire i migranti. “colpevoli” solo di incrociare, mentre guidavano le biciclette, la Punto bianca degli indagati.

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    Rosatellum e manovra, i Verdini boys tornano stampella del governo: “Noi responsabili. Mdp? Soffre di gelosia”


    Maggioranza senza numeri in Senato dopo l’uscita di Mdp dal governo? Nessun timore per Gentiloni: Ala di Verdini è pronta a salvare il suo esecutivo. Di certo, sulla legge elettorale. Ma il salvagente verdiniano è pronto anche sulla legge di...

    Maggioranza senza numeri in Senato dopo l’uscita di Mdp dal governo? Nessun timore per Gentiloni: Ala di Verdini è pronta a salvare il suo esecutivo. Di certo, sulla legge elettorale. Ma il salvagente verdiniano è pronto anche sulla legge di bilancio, dove il (possibile) mancato sostegno dei bersaniani potrebbe far vacillare il governo. Se Verdini fugge via senza rispondere, è il capogruppo Barani a rivendicare: “La legge elettorale è una cosa straordinariamente giusta, l’abbiamo già votata alla Camera”. 

    ll fronte dei verdiniani è compatto (o quasi), i voti in sostegno non mancheranno. Anche sulla manovra: “Presenteremo emendamenti migliorativi, se ce li accettano voteremo a favore”, prova a non sbilanciarsi troppo Barani. Ma c’è chi si spinge più avanti: “Voterei anche la fiducia sulla manovra? Se tecnica, sì”, spiega il senatore di ALA Ciro Falanga. E il collega Pietro Langella si accoda: “Se Mdp farà mancare i numeri ci saremo noi? Lo faremo nel caso per senso di responsabilità. Andare con la Troika, a tre mesi dalle urne, immagini cosa può significare”. 

    E se Mdp invoca il Colle e chiede un incontro con Mattarella, da Ala attaccano: “Sono vecchi comunisti, soffrono di gelosia morbosa“, attacca Barani. E ancora: “Noi siamo la stampella degli italiani”. Pronti poi a ricandidarsi e blindare la poltrona. Se Verdini non risponde sulla possibilità di candidarsi nella circoscrizione Estero, i suoi provano a smentire. Come lo stesso Barani: “Non lo farà, io nemmeno. Sono 20 anni che mi votano, ridarò agli italiani questa possibilità”.

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    Bankitalia, Sibilia (M5s): “Visco? Subito audizione testimoniale”. Villarosa (M5s): “Da Pd solo un’operazione mediatica”


    “Noi chiediamo che Ignazio Visco venga audito subito attraverso un’audizione testimoniale”. Questa la posizione del M5s in Commissione d’Inchiesta sul sistema bancario e finanziario. Ad affermarlo è il Capogruppo in Commissione, Carlo Sibilia...

    “Noi chiediamo che Ignazio Visco venga audito subito attraverso un’audizione testimoniale”. Questa la posizione del M5s in Commissione d’Inchiesta sul sistema bancario e finanziario. Ad affermarlo è il Capogruppo in Commissione, Carlo Sibilia che spiega in cosa si differenzia l’audizione testimoniale dalla semplice audizione: “Così il testimone fa un giuramento e deve dire la verità senza sottrarsi alle domande che vengono poste dai Commissari”.

    Critica il comportamento del PD un altro componente pentastellato della stessa Commissione d’Inchiesta, Alessio Villarosa: “Quella del Pd su Visco è solo un’operazione mediatica per ripulirsi e dire agli elettori: anche noi pensiamo che il Governatore non ha fatto un buon lavoro, però poi Visco verrà riconfermato”.

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    Sondaggi, c’è più speranza per l’inciucio. L’Istituto Cattaneo: “Sì, le larghe intese Pd-Fi potrebbero dare una maggioranza”

    Sondaggi, c’è più speranza per l’inciucio. L’Istituto Cattaneo: “Sì, le larghe intese Pd-Fi potrebbero dare una maggioranza”


    Le larghe intese basteranno oppure no? Almeno con le alleanze spurie decise dopo il voto (non proprio il massimo della vita), il Rosatellum potrà dare una maggioranza che possa sostenere un governo ed eviti il blocco “alla spagnola”? Molte...

    Le larghe intese basteranno oppure no? Almeno con le alleanze spurie decise dopo il voto (non proprio il massimo della vita), il Rosatellum potrà dare una maggioranza che possa sostenere un governo ed eviti il blocco “alla spagnola”? Molte elaborazioni basate sulla media dei sondaggi di queste settimane – che danno da istituto a istituto risultati molto simili tra loro – dicono che anche se si unissero Pd, Forza Italia e Alternativa Popolare nel prossimo Parlamento un governo di grande coalizione non sarebbe possibile. Il primo a dirlo è stato il Corriere con dati Ipsos, ma oggi lo conferma per esempio Tecnè per Matrix. Ma non è di questo parere l’Istituto Cattaneo che, a sorpresa, per la prima volta dimostra che alla Camera, nella prossima legislatura, con il nuovo sistema elettorale, una maggioranza potrebbe esistere. Proprio con quello che tutti chiamano “inciucio“: Renzi, Berlusconi, Alfano. Una maggioranza risicata (intorno ai 320 deputati alla Camera), ma sufficiente a far partire un governo – chiamiamolo così – di unità nazionale.

    I sondaggi: M5s primo. Anzi no, è il Pd
    Partiamo dai dati-base, cioè dai sondaggi più recenti della settimana. Per Tecnè – istituto di sondaggi che pubblica con Matrix di Canale 5 – la situazione è praticamente ingessata da un mese, visto che ci sono variazioni di due-tre decimali su un margine d’errore del 3 per cento. Il Pd è di poco avanti, poco sopra il 26, seguito a breve distanza dal M5s. Poi Forza Italia al 16 e la Lega Nord al 15,5, entrambi in crescita, e Fratelli d’Italia poco sopra il 5. Mdp è al 3,6 e i suoi alleati di Sinistra Italiana poco oltre il 2, dove si attesta anche Alternativa Popolare.

    Secondo Emg per il TgLa7, invece, lo scenario è analogo solo in apparenza. La prima differenza sostanziale è che qui il primo partito è il Movimento Cinque Stelle, di 8 decimi davanti al Pd. Entrambe le forze politiche, ad ogni modo, sono tra il 27 e il 28 per cento. A seguire c’è la Lega Nord che in questo caso sfiora il 15 e stacca di parecchio Forza Italia. I Fratelli d’Italia sono stabili al 5. Ma in modo significativo ad oggi resterebbero fuori dallo sbarramento Alternativa Popolare, Mdp, Sinistra Italiana e Campo Progressista.


    Ma nel Rosatellum la performance di ogni partito ha un’importanza quasi equivalente con quella delle coalizioni. In questo quadro è innegabile da settimane che quella più forte sia quella del centrodestra. Ma per avere una maggioranza in Parlamento servirebbe una quota percentuale di almeno il 38-40 per cento dei voti. E il centrodestra, come calcola Emg di Fabrizio Masia, non supera il 33,8. Il centrosinistra, a sorpresa, non è così lontano, al 32,5. Ma tutto questo non conta perché nessuna delle due coalizioni “classiche” (che classiche non sono perché nel centrosinistra ci sarebbero forze come Alfano e Tosi e non i bersaniani). I Cinquestelle, ovviamente, restano fuori da questi ragionamenti per la loro coerenza nel rifiutare alleanza pre e post-voto.

    Per Tecnè no, una maggioranza è impossibile
    Ulteriore chiarezza arriva dall’elaborazione dei dati effettuata da Tecnè che rispetto a Emg sopravvaluta un po’ il centrodestra (36 per cento) e ridimensiona il centrosinistra (nel senso di Pd-Ap, che superano di poco il 28). Con quei dati il Rosatellum assegnerebbe 264 seggi al centrodestra: 115 a Forza Italia, 112 alla Lega Nord, 37 a Fratelli d’Italia. Il centrosinistra nuovo formato conquisterebbe 176 seggi (172 al Pd e 4 ad Ap). Ai Cinquestelle andrebbero 169 deputati, mentre all’area di sinistra 17. I restanti ad altre formazioni più piccole, comprese quelle regionali. Come si vede sono tutti lontani dalla maggioranza assoluta di Montecitorio. E allora prendiamo i partiti che potrebbero riformare un governo di larghe intese: Pd, Fi, Ap. Tuttavia, insieme, questi tre non vanno oltre 291 seggi ai quali si possono aggiungere un po’ di partitini e transfughi ma che sono sempre molto lontani dai 316 necessari.

    Per l’istituto Cattaneo sì, l’inciucio è possibile
    Non è di questa idea, però, l’istituto Cattaneo che si basa su alcune simulazioni dei ricercatori Marco Valbruzzi e Rinaldo Vignati di OpenGate pubblicate oggi da Repubblica. In base ai sondaggi di queste settimane, secondo il Cattaneo, chi guadagnerebbe dal Rosatellum sarebbe il Pd (19 seggi in più di quelli che gli spetterebbero con il Consultellum, cioè con l’Italicum rivisto), chi ci perderebbe sarebbe proprio il M5s (meno 24 seggi). Un travaso di voti che si riprodurrebbe – pari pari – anche sulle coalizioni (nel senso che il centrosinistra passerebbe da 218 a 239 deputati). In tutto questo il centrodestra resta intatto dal Consultellum al Rosatellum visto che passa da 206 a 209 seggi. Il punto importante qui, però, è che Pd, Fi e Ap insieme metterebbero insieme 313 deputati che insieme ai gruppi delle Autonomie e qualche altro “volenteroso” potrebbero voler dire maggioranza.

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    Sassari, pastore sgozza le sue 135 pecore: il latte che fornivano non si vendeva più


    Sgozzate perché improduttive, perché il latte che fornivano non andava più bene. E così un pastore 62enne di Ploaghe (Sassari) ha tagliato la gola alle sue 135 pecore, uccidendo con loro anche i quattro cani che lo aiutavano a tenere il gregge. La...

    Sgozzate perché improduttive, perché il latte che fornivano non andava più bene. E così un pastore 62enne di Ploaghe (Sassari) ha tagliato la gola alle sue 135 pecore, uccidendo con loro anche i quattro cani che lo aiutavano a tenere il gregge. La scoperta è stata fatta dagli allevatori della zona, che hanno iniziato a sentire l’odore delle carcasse in decomposizione e hanno rintracciato le carcasse degli animali.

    L’uomo, già noto alle forze dell’ordine perché nel 1998 era stato sospettato di avere sparato ad un vicino di casa, al momento è irreperibile. Secondo quanto accertato dalla Forestale e dalla polizia locale, il 62enne era esasperato dal fatto di non riuscire più a vendere il latte delle sue pecore. La cooperativa che in passato l’aveva acquistato ora lo rifiutava perché fuori norma, probabilmente a causa dell’alta carica batterica. Per questo, in un raptus di rabbia, il pastore le ha sgozzate tutte con l’aiuto di un coltellaccio, ammassandole poi ad una siepe in un fossato.

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    Bankitalia, Mucchetti (Pd): “Mozione anti-Visco? Mossa scriteriata, senza senso. Tentativo maldestro di incidere sulla nomina”


    “La mozione Pd anti-Visco? Scriteriata e improvvida. Renzi da premier ha condiviso ogni passo di Bankitalia, ora non può dire ‘lui si è sbagliato’“. Non usa mezzi termini il senatore Pd Massimo Mucchetti, bocciando la mossa renziana del...

    “La mozione Pd anti-Visco? Scriteriata e improvvida. Renzi da premier ha condiviso ogni passo di Bankitalia, ora non può dire ‘lui si è sbagliato’“. Non usa mezzi termini il senatore Pd Massimo Mucchetti, bocciando la mossa renziana del gruppo dem alla Camera per scaricare il governatore Visco. Un caso che ha compromesso i rapporti tra segretario Pd e Quirinale. “La Banca d’Italia è un organo indipendente e la sua indipendenza è un dato acquisito da leggi e trattati internazionali. Per questo mi auguro che la mossa del Pd, priva di senso, resti una tempesta in un bicchiere d’acqua”, ha aggiunto Mucchetti. Per poi sottolineare: “Le prove Pd sulle responsabilità di Visco? Il tema di essere o meno garantisti attiene alle questioni giudiziarie sulle quali è in corso un lavoro della magistratura, al quale Bankitalia sta dando massima collaborazione. Per quanto riguarda gli errori che Bankitalia può aver fatto, si deve discutere. Ma quel che è certo è che quello che ha fatto è stato fatto d’intesa con il governo, di  cui Renzi era presidente. Vedo difficile, dopo aver condiviso ogni passo, dire che le colpe sono di Visco. Mi sembra una cosa priva di senso”. “Sembra una mozione senza padri, dato che Renzi dice di non aver a che fare con questa iniziativa. Ma questa mossa è stata sostenuta dal capogruppo dem alla Camera Ettore Rosato, che gode della piena fiducia dello stesso Renzi. Un tentativo maldestro di voler incidere in modo improprio sulla procedura di nomina del governatore, che non appartiene né al Pd, né ad alcun gruppo parlamentare. Esiste un potere d’indicazione del Consiglio superiore di Bankitalia, poi del presidente del Consiglio e poi del capo dello Stato. Se il Pd non ritiene più valida questa procedura, dovrebbe fare delle proposte per modificarla. E magari dire che il potere di nomina spetta all’onorevole Fregolent, piuttosto che al segretario Renzi. Tutto si può fare, assumendosi le responsabilità. Basta dirlo e sottoporre una proposta a un pubblico scrutinio. Certo, ritengo che questa proposta sarebbe sepolta sotto una risata“ha concluso Mucchetti. 

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    Bankitalia, Orfini (Pd): “Reazioni mi hanno sorpreso. La nostra non è stata una mossa elettorale”


    Alcune reazioni alla mozione sulla nomina a nuovo governatore della Banca d’Italia “mi hanno sorpreso: trasferire l’infallibilità del Papa al governatore della Banca d’Italia è curioso”. Così il presidente del Pd, Matteo Orfini, a margine...

    Alcune reazioni alla mozione sulla nomina a nuovo governatore della Banca d’Italia “mi hanno sorpreso: trasferire l’infallibilità del Papa al governatore della Banca d’Italia è curioso”. Così il presidente del Pd, Matteo Orfini, a margine dei lavori della commissione bicamerale d’inchiesta sulla banche.  Secondo Orfini “la ricerca della verità non deve spaventare nessuno. E credo che sia doveroso fare chiarezza. Discutere e chiedere chiarezza su alcune vicende che hanno ferito parte degli italiani credo che sia doveroso e non metta in discussione le istituzioni”.  Per Orfini “non spetta al presidente del Pd nominare il governatore ma siamo una Repubblica parlamentare e non può essere considerata un’ingerenza che il Parlamento, d’intesa con il governo, esprima una posizione”.

    “Non stiamo facendo un’indagine conoscitiva ma siamo una commissione di inchiesta. Ha senso audire le persone nel momento in cui siamo in grado di fare le domande giuste. Quindi sarà sicuramente utile audire il governatore della Banca d’Italia ma dopo che avremo acquisito il materiale e forse dopo anche che avremo avviato l’esame della crisi delle banche venete”.

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    Addio Villari, sui suoi libri hanno studiato generazioni di studenti. Franceschini: “L’Italia perde grande intellettuale”


    È morto a 92 anni lo storico Rosario Villari, ex deputato del Pci e docente di storia all’università di Roma, Messina e Firenze. Era nato il 12 luglio 1925 a Bagnara Calabra. La notizia della sua morte è stata data dal fratello Lucio, anche lui...

    È morto a 92 anni lo storico Rosario Villari, ex deputato del Pci e docente di storia all’università di Roma, Messina e Firenze. Era nato il 12 luglio 1925 a Bagnara Calabra. La notizia della sua morte è stata data dal fratello Lucio, anche lui storico. Villari, membro dell’Accademia dei Lincei, è stato uno dei più grandi esperti della storia del Mezzogiorno ed i suoi libri hanno istruito intere generazioni di studenti. Allievo di Galvano Della Volpe, prese parte alla militanza antifascista e alla fine degli anni Settanta è stato parlamentare membro del comitato centrale del Partito comunista italiano, rivendicando più autonomia rispetto alla linea sovietica. I funerali si terranno domani a Cetona, in provincia di Siena, dove abitava da tempo. “Con lui la cultura italiana e il Paese perdono un grande intellettuale – ha dichiarato il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini – È stato storico e politico di valore, una personalità che ha saputo coniugare al meglio studio, passione e militanza nel segno della ricerca, dell’insegnamento e dell’impegno sociale”. Anche il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi ha voluto ricordare Villari sul suo profilo Facebook: “Personalità preziosa che nella sua vita ha saputo saldare l’opera intellettuale all’impegno politico. La sua opera e il suo impegno resteranno un contributo fondamentale per il mondo del sapere italiano e internazionale. Un esempio per la sinistra che intenda svolgere il compito storico per cui è nata, stare dalla parte dei ‘semplici’ e di chi è più indifeso”.

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    Roma, Salvini al campo nomadi di Castel Romano: “Va raso al suolo”. E i rom sono d’accordo: “Lo votiamo”


    “Una vergogna che va rasa al suolo. Decine di milioni di euro spesi male per quella che doveva essere una situazione provvisoria ed invece è così da anni”. Lo ha detto il leader della Lega Matteo Salvini al termine di un blitz al campo nomadi di...

    “Una vergogna che va rasa al suolo. Decine di milioni di euro spesi male per quella che doveva essere una situazione provvisoria ed invece è così da anni”. Lo ha detto il leader della Lega Matteo Salvini al termine di un blitz al campo nomadi di Castel Romano, un insediamento dove vivono 1300 persone tra i quali circa 600 bambini. “Scabbia, rogna, epatite, leptospirosi – aggiunge – e 500/600 bambini che dovrebbero essere a scuola e invece vivono in condizioni igieniche allarmanti. L’obiettivo è comune, una ruspa per abbattere quella che è una vergogna. Lo voglio io e lo vogliono loro”

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    Nel peggior ristorante di Roma (secondo Tripadvisor)


    Ebbene sì, ho cenato nel peggior ristorante di Roma (almeno stando a TripAdvisor che lo piazza tipo novemillesimo su diecimila e non ho idea di cosa ci possa essere negli ultimi mille). Questo è il reportage/recensione che ho disegnato per Il Fatto...

    Ebbene sì, ho cenato nel peggior ristorante di Roma (almeno stando a TripAdvisor che lo piazza tipo novemillesimo su diecimila e non ho idea di cosa ci possa essere negli ultimi mille). Questo è il reportage/recensione che ho disegnato per Il Fatto Quotidiano in edicola lo scorso lunedì – da Il Fatto Quotidiano #tripadvisor #ristorante #reportage #cena #satira #melgibson#natangelo

     

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    Tratta, aumentano le vittime di sfruttamento sessuale. Save the children: “Uno su quattro è minorenne”


    Hope non si chiama davvero così, ma il nome porta con sé l’auspicio dei suoi sogni. Vuole trovare un buon lavoro, sposarsi e vivere felice. Ancora adolescente, parte dal Delta State in Nigeria: destinazione Europa e la promessa di un buon guadagno...

    Hope non si chiama davvero così, ma il nome porta con sé l’auspicio dei suoi sogni. Vuole trovare un buon lavoro, sposarsi e vivere felice. Ancora adolescente, parte dal Delta State in Nigeria: destinazione Europa e la promessa di un buon guadagno per inviare denaro alla famiglia in difficoltà dopo che il negozio del padre era stato distrutto durante un attentato. Hope sbarca in Sicilia, il gommone soccorso in mezzo al mare quando l’acqua le arriva già al ginocchio. Prima passa per la Libia, dove assiste a pestaggi, abusi e violenze come quelle di cui sono vittima tre ragazze che si trovano nella sua stessa struttura, violentate ripetutamente.

    Arrivata in Italia, Hope chiama quella che poi scopre essere una madame. E quando capisce che il suo destino è la prostituzione, che il suo posto di lavoro è la strada, si oppone. Peccato che, le dicono, debba ripagare un debito di 30mila euro, quello che ha contratto per il viaggio. Hope non ha idea di quanto siano 30mila euro: l’unica valuta che conosce è quella nigeriana. “Pago”, dice. “Fatemi lavorare”. “Il tuo lavoro è la strada”, le rispondono. “Non mi prostituisco per voi, no”, dice lei. Viene legata e picchiata. E alla fine cede. Ma Hope non si chiama così per caso: dopo qualche mese riesce a chiedere aiuto a degli operatori di strada, fino a riuscire a scappare, denunciare i suoi sfruttatori, farli arrestare ed essere inserita nel progetto “Vie d’uscita” di Save the Children.

    Quella di Hope è solo una delle tante storie di vittime di tratta e sfruttamento che arrivano in Italia, ma il cui destino è segnato spesso fin dal paese d’origine. In occasione della Giornata europea contro la tratta degli esseri umani, celebrata in tutta Europa oggi, mercoledì 18 ottobre, sono stati diffusi alcuni numeri. E sono impressionanti: si calcola che siano più di 20 mila ogni anno nel territorio dell’Ue, le donne, gli uomini e i minori che entrano nei sistemi di protezione e assistenza alle vittime di tratta di cui mille solo in Italia.  In Europa sono un milione le persone vittime del traffico di esseri umani e di grave sfruttamento.

    I minori stranieri non accompagnati sono i più esposti. E sono sempre di più le adolescenti nigeriane under 18 costrette a prostituirsi, o i minori bengalesi ed egiziani sfruttati nel lavoro in nero. Save the Children li chiama “piccoli schiavi invisibili”: secondo i dati dell’organizzazione sono migliaia i minori “in transito” che diventano vittime di tratta e sfruttamento: bloccati alla frontiera nel loro tentativo di andare al nord, a raggiungere parenti e amici, vengono rispediti indietro una, cinque, dieci volte e ricadono tra le braccia dei trafficanti invece che riuscire ad accedere alle procedure di relocation.I minori stranieri non accompagnati arrivati via mare in Italia sono più che raddoppiati nel 2016 rispetto all’anno precedente. E nei primi mesi di quest’anno il trend era ulteriormente in crescita. “È ancora presto per sapere cosa accadrà con la diminuzione degli sbarchi”, spiega Raffaella Milano, direttrice programmi Italia-Europa di Save The Children. “Abbiamo grandi responsabilità a cominciare dai minori che sono già sul nostro territorio. Di certo, denunciamo da tempo le condizioni della Libia e di tutto il viaggio affrontato dai migranti”.

    Secondo una ricerca condotta dalla ong Reach, i minori stranieri non accompagnati accolti nei centri italiani erano 15mila a febbraio. Si stima che altri 5.252 abbiano abbandonato i centri di prima e seconda accoglienza poco dopo l’arrivo per (provare a) continuare il viaggio. Tra questi bambini e adolescenti maggiormente esposti alle diverse forme di tratta e sfruttamento in Italia, spiccano le tante ragazzine nigeriane condotte qui raccontando loro le storie più disparate, spesso condite da superstizioni e inganni, e costrette a prostituirsi. Secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, il 71% di chi intraprende il viaggio attraverso il Mediterraneo diventa vittima di tratta, così come è vittima di tratta l’80% delle 11mila donne nigeriane registrate lo scorso anno in Italia: ad arrivare nel nostro paese, l’anno precedente, era stata la metà. Ma aumentano anche, dicono ancora i numeri raccolti da Save the Children, i minori dell’Europa est, i ragazzi bengalesi vittime dello sfruttamento lavorativo, e gli under 18 transitanti in Italia che ricorrono ai trafficanti per proseguire il viaggio verso i paesi del nord Europa.

    A livello globale, dice ancora Raffaella Milano, “su 63.251 casi rilevati in 106 paesi, ben 17.710 – ovvero un caso su 4 – riguardano bambini o adolescenti”. 12.650 sono di genere femminile. Nel 2016, secondo Save the Children, le vittime di tratta effettivamente censite e inserite in programmi di protezione sono state 1.172: 954 donne e 111 bambini e adolescenti, di cui l’84% di genere femminile. Le vittime under 18 sono soprattutto di nazionalità nigeriana (67%) e rumena (8%), e a farla da padrone è lo sfruttamento sessuale che rappresenta quasi la maggioranza dei casi (50%), con un andamento crescente.

    “E parliamo della punta di un iceberg perché basta – come fanno i nostri operatori e le nostre operatrici – fare un giro per rendersi conto di come il fenomeno abbia dimensioni ben più gravi“, conclude Milano. “Abbiamo fatto una piccola sperimentazione in tutta Italia, in diverse città, con la rete di Save the Children e degli altri gruppi con cui lavoriamo e abbiamo rilevato, in una sera qualunque, la presenza su strada di 237 vittime minorenni e 1076 neo-maggiorenni”. Insomma, “un fenomeno allarmante e che fa vittime sempre più giovani”. Secondo l’ong, “la nuova legge per la protezione e l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati che promuove la figura del tutore volontario del minore non accompagnato – in diverse regioni è già possibile presentare domanda – è un primo fondamentale passo per rispondere a questa emergenza”.

    [Musica Isra, Florida]

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